PMI italiane, è aperta la caccia ai professionisti del digitale

PMI italiane, è aperta la caccia ai professionisti del digitale

eCommerce Manager, Digital Strategist, Digital Project Manager, Social Media Manager, Social Media Analyst e Community Manager sono i profili più richiesti dalle piccole e medie aziende. Tra gli skill più ricercati tutti quelli per SEO (Search Engine Optimization) e posizionamento sui motori di ricerca, spiega Stefano Giorgetti, AD di Kelly Services Italia.

Tutto converge sul digitale. Negli ultimi cinque anni il fatturato generato dal web in Italia è più che raddoppiato, passando da 9,3 miliardi di euro a 19,3 miliardi. Numeri ancora lontani dalla media europea, ma la rivoluzione digitale ormai è inarrestabile in tutti i settori, e a prescindere dalle dimensioni ormai coinvolge in pieno anche le piccole e medie imprese (PMI). C’è quindi una rincorsa a dotarsi di competenze digitali con un ritmo di aggiornamento continuo perché sono skill che invecchiano in fretta, vista la rapida e continua innovazione tecnologica.

«Le aziende che ancora faticano a capire come usare internet per innovare i processi e per creare valore sono le PMI, mentre le grandi aziende si sono mosse in anticipo. Le PMI stanno però cercando di adeguarsi al nuovo mondo ed è per questo motivo che cercano nuovi profili da inserire in azienda», spiega Stefano Giorgetti, Amministratore Delegato e Vicepresidente di Kelly Services Italia, la filiale della multinazionale americana che opera nella fornitura di servizi per le risorse umane.

Oggi le figure più richieste dalle PMI sono le stesse indicate come le più gettonate nel 2016 dal rapporto dell’Osservatorio HR Innovation Practice del Politecnico di Milano: e-Commerce Manager, Digital Strategist, Digital Project Manager, Social Media Manager, Social Media Analyst e Community Manager.

«A essere in crescita non è la richiesta di professionisti legati al mondo IT “tradizionale”, ma quelli del settore digitale che rappresentano delle novità nel panorama occupazionale italiano del comparto tecnologico». In pratica, non bisogna confondere i profili senior dell’IT “tradizionale” con quelli richiesti per ricoprire i nuovi ruoli digitali in azienda.

Entrando più nello specifico, l’eCommerce Manager ha un ruolo di gestione operativa, ma non solo. Elabora infatti le strategie – seguendo le fasi divalutazione, pianificazione e realizzazione – per il lancio di un prodotto o di un servizio ed è responsabile della vendita online. Il suo background è economico-gestionale: conosce i mercati internazionali, il marketing e il controllo di gestione. Il Digital Strategist decide le strategie di web marketing e di social media marketing per promuovere la brand awareness e prodotti nuovi. Deve avere ottime capacità di analisi e comunicazione: infatti, oltre alla comunicazione pubblicitaria, deve possedere una solida conoscenza di web marketing, SEO (Search Engine Optimization), SEM (Search Engine Marketing) e social media marketing.

Il Digital Project Manager gestisce l’intero ciclo di vita di un progetto di comunicazione digitale, rispettando i tempi, il budget e le strategie aziendali. Il Social Media Manager adatta le strategie di marketing ai diversi supporti del web 2.0, con l’obiettivo di migliorare la visualizzazione di prodotti e servizi. Si occupa, infatti, della presenza di un’azienda o di una community sui social network, mentre il Social Media Analyst studia il ritorno dell’investimento sui social media attraverso l’analisi degli insight. Infine, il Community Manager gestisce sui canali social il rapporto tra le diverse community online e l’azienda.

Digital skill: oggi non si può prescindere da SEO, SEA, CRM e Analytics

A parte le skill specifiche di ciascuna funzione, in generale si devono padroneggiare le tecniche SEO – vale a dire le strategie per ottimizzare il posizionamento delle pagine web relative a un brand sui motori di ricerca – e SEA (Search Engine Advertising), tra cui, ad esempio, Google AdWords e i corrispettivi sugli altri motori di ricerca. È necessario conoscere le logiche alla base delle varie forme di web advertising, come il display advertising e il programmatic advertising oltre al SEA.

Si richiedono inoltre esperienza nell’utilizzo di strumenti di CRM (Customer Relationship Management) e CMS (Content Management System, per la gestione dei contenuti dei siti web), conoscenza dei tool di analytics (come ad esempio, Google Analytics, Adobe Marketing Cloud, ecc..) per elaborare strategie di business e delle piattaforme di marketing automation (CRM) e delle piattaforme per l’e-mail marketing.

Tra le competenze trasversali, poi, sono auspicabili capacità di problem solving, leadership e disponibilità a lavorare in team eterogenei e cross-funzionali. Il percorso formativo preferibile è quello di economia e marketing, con master in digital marketing, ma c’è una rivalutazione anche delle lauree umanistiche, compresa quella in comunicazione, purché con forte attitudine al digital.

«Fondamentale per queste nuove figure professionali è l’attitudine alla formazione e all’aggiornamento continui, perché le competenze e conoscenze acquisite oggi diventano obsolete nel giro di pochi mesi, data la rapidità con la quale nascono nuove piattaforme o vengono implementate nuove funzionalità su quelle esistenti», precisa Giorgetti. Sul piano retributivo, infine, i professionisti del digital guadagnano dai 30-35mila euro per un junior digital project manager ai 60-70mila euro per un eCommerce manager con qualche anno d’esperienza.

Fonte: digital4.biz

Pokemon GO

Pokemon GO: 8 Business a cui Può Insegnare Qualcosa

Dite quello che volete ma con 100 milioni di download Pokémon Go non è solo un fenomeno dilagante, ma può trasformarsi in uno strumento di business, un indotto per aziende, strutture pubbliche, luoghi di interesse e persino privati? Una semplice app di mostricciattoli può diventare il mezzo per azioni volte al miglioramento di alcuni aspetti della società?

Qualcuno storcerà il naso, forse perché sfinito dalle orde di zombie armate di smartphone che attraversano la strada senza guardare, causano incidenti, affollano luoghi di culto o attrazioni turistiche con un unico scopo: Catch’em all! Acchiapparli tutti, ad ogni costo.

In molti nutrono scetticismo, persino fastidio nei confronti di questi pupazzetti colorati, altri però si sono strofinati le mani rendendo questa mania un’occasione proficua. I migliori fra tutti hanno aguzzato l’ingegno nel più incoraggiante dei modi: coinvolgendo i giocatori a fin di bene.
Di certo chi gongola più di ogni altro sono Nitendo-Niantic-Google in attivo di 6 milioni di dollari dal lancio di Pokémon Go, ma vediamo insieme in che modo questo gioco stia già influenzando la nostra società.

1. Turismo

Monumenti, sculture, parchi ed edifici sono i luoghi di ritrovo in cui le attrazioni si trasformano in Pokéstop. In rete ogni giorno vengono pubblicati migliaia di contenuti in cui vengono condivise mappe aggiornate di dove sia possibile recuperare Pikachu e i suoi amici. Agenzie di promozione turistica di New York non si sono lasciate scappare l’occasione per monetizzare questo trend, dando vita a tour della Grande Mela mirati a visitare i luoghi in cui si segnala la massima concentrazione di mostriciattoli.
L’esempio è diventato virale al punto da coinvolgere a macchia d’olio tantissime altre città statunitensi. Un’idea dei prezzi? Si va dai 25-30 dollari di Austin ai 10 dei sobborghi di Chicago.

2. Centri commerciali e supermercati

I retailer da sempre si ingegnano per sfruttare al meglio le potenzialità della tecnologia mobile, così da rendere l’esperienza instore più coinvolgente, ma spesso i risultati sono stati dei flop. App inutilizzate, risorse sprecate, campagne di marketing fallimentari. Niantic invece ha fatto sì che Nintendo potesse far rendere la sua app in modo ampio e versatile.
I supermercati possono inviare messaggi push attraverso la tecnologia beacon per inviare testi o avvisi riguardo ad offerte o nuovi prodotti. Pokémon Go vibra quando un Pokémon si trova nei paraggi. La stessa tecnologia viene usata per evidenziare banchi con offerte. In molti si sono avvalsi della capacità di attrarre dei Pokémon per invogliare i consumatori a spendere, sia nel gioco che in negozio.
Ma in che modo si collega l’app al commercio? Per mezzo delle ads, la più grande risorsa dell’universo di Internet. A breve Niantic lancerà degli inserimenti pubblicitari nell’applicazione, la quale è riuscita, senza sforzo, in tutto quello che i retailer hanno sempre sognato: far spostare le persone e indirizzare verso un luogo.

3. Ristoranti e locali pubblici

Ristoratori, negozianti, hotel e proprietari di piccole attività stanno cercando di migliorare il proprio business attraverso i PokéStop che – il caso ha voluto – si trovassero nei pressi delle loro attività commerciali. All’interno dei propri spazi, attraverso la vendita di merchandise, piatti o bevande dedicate, stuzzicando la curiosità nel giocatore si accrescono i consumi e con essi il giro dei propri affari. Basta poco, una locandina accattivante, una segnaletica efficace e il resto lo faranno gli smartphone e l’applicazione.

4. Società web

Su scala globale, il metamotore di ricerca Trivago ha offerto una lista di strutture Poké-friendly alle quali i giocatori si rivolgono più volentieri. Tripadvisor è tempestato di recensioni che sottolineano la presenza di Pokémon. Yelp ha lanciato un filtro che permette la ricerca di checkpoint collegati all’applicazione. Ma non è tutto: dai Pokémon potrebbe persino nascere l’amore. I siti di online dating hanno colto la palla al balzo, organizzando incontri sulla base di questo interesse reciproco. Il fenomeno sta creando sì una mania dilagante, ma ci sono ambienti in cui gli adulti che giocano con l’app subiscono un’autentica forma di emarginazione. I siti di dating aprono le porte proprio ai timidi, a chi non oserebbe, a chi non riesce ad esternare e condividere questa passione con nessuno della propria cerchia di affetti e conoscenze.

5. Nuove professioni (a tempo determinato)

Su subito.it un 27enne di Ravenna si è offerto per acchiappare Pokémon a pagamento a fronte di un compenso di circa 15 euro l’ora. A Milano si noleggiano risciò per i più pigri. A Prato un esercente ha organizzato dei tour della città per stranieri noleggiando i segway che già possedeva.
Basta avere un po’ di intraprendenza e l’applicazione diventa redditizia. Su eBay si trovano in vendita account con il gioco in fase ampiamente avanzata, ma quando si tratta di questo tipo di transazioni la prudenza deve essere altissima, in quanto la frode è all’ordine del giorno.

Passati in rassegna gli aspetti di business, quelli più imprenditoriali e monetizzabili, pensiamo che sia opportuno citare tre casi, meno tecnologici, ma sicuramente più propositivi e ispiranti del buon uso di Pokémon Go.

6. Reparti pediatrici

Un ospedale del Michigan ha lanciato un’iniziativa volta ad incoraggiare i bambini, invogliandoli a svolgere attività fisica e a socializzare con altri. L’applicazione Pokémon Go li spinge a muoversi, a camminare, ma va oltre, li porta a uscire dalle loro stanze e a sfruttare ogni risorsa messa a disposizione dalla struttura ospedaliera, accrescendo l’interazione anche con medici e infermieri.
Visitando il sito dell’ospedale, nella sezione “City & Family Life”, viene fornita una lista di punti di interesse all’interno della struttura, in cui è stato facilitato l’incontro tra giocatori, il tutto corredato da delle linee guida che illustrano come giocare in modo da non invadere la privacy degli altri pazienti.
Una risorsa a costo zero che si potrebbe mettere in pratica anche da noi, soprattutto in previsione del mese di agosto in cui con personale ridotto e iniziative interrotte, le lunghe degenze saranno più impegnative da gestire.

7. Salute e benessere

Chi gioca a Pokémon Go deve muoversi, è costretto a uscire di casa e andare a caccia di personaggi nel mondo reale. La fotocamera del proprio dispositivo diventa lo scenario in cui il Pokémon appare sullo schermo e in quel momento inizia l’interazione. Molti sistemi operativi danno in dotazione applicazioni legate al fitness, come personal trainer virtuali o anche solo semplici contapassi. Lanciare una di queste app in contemporanea a quella destinata alla caccia potrà risultare un incentivo per rimettersi in forma, per valutare quanto ci si sia spostati e anche il consumo di calorie.

8. Canili e passeggiate

In Indiana, un canile ha proposto ai giocatori di Pokémon Go l’opportunità di portare a passeggio un cane durante le loro lunghe sessioni di caccia ed esplorazione. La risposta è stata un autentico successo e i volontari hanno perso il conto delle persone che si sono offerte di portare fuori un cane approfittando delle loro lunghe passeggiate solitarie. Ne sono nate circa 250 adozioni, un risultato incredibile per quella comunità.
Un cane ha bisogno di interazione con chi lo conduce al guinzaglio, questo si sa, e sarebbe opportuno tenere in tasca il telefono quando si è a passeggio, ma per gli ospiti forzati dei canili anche solo una passeggiata un po’ più lunga è un dono inestimabile. E’ incredibile poi pensare che da una passeggiata nasca una forma di complicità capace di sfociare in un affetto disinteressato. Allora ben vengano i Pokémon, se possono fare del bene!

Fonte: www.digitalic.it

Italiani sempre più innamorati del mobile

Italiani sempre più innamorati del mobile shopping: la moda sale sul podio degli acquisti preferiti

Gli italiani amano lo shopping via mobile e soprattutto amano usarlo per comprare abbigliamento e accessori, ancor più degli oggetti di elettronica, che tradizionalmente, finora, erano sul podio dello shopping online. Questo dato emerge da una rilevazione di comScore MobiLens e di Mobile Advisor condotta nel primo trimestre del 2016: oltre il 35% dei “mobile shopper” hanno dichiarato di aver acquistato abbigliamento e accessori nel corso del mese di aprile.

I prodotti di elettronica seguono con il 33%, poi i libri fisici, che tengono con il 28% di utenti che ne hanno acquistato almeno uno nel corso del mese. A seguire biglietti (24%), prodotti per la cura personale (19,8%), buoni regalo (17,4%), giocattoli e biglietti aerei (entrambi 12,3%), articoli per sport e fitness (11,5%) e hotel al 10%.

«Gli italiani utilizzano sempre più lo smartphone per fare shopping – commenta Fabrizio Angelini, ceo di Sensemakers e rappresentante di comScore in Italia -. Secondo le ultime rilevazioni che abbiamo condotto con comScore MobiLens e Mobile Advisor sugli acquisti via mobile nel primo trimestre 2016, analizzando gli italiani sopra i 13 anni che possiedono uno smartphone, ben 8,6 milioni hanno acquistato prodotti e servizi via mobile nel mese di aprile 2016. E la loro percentuale sul totale dei possessori di smartphone è passata dal 24,4% di aprile 2015 al 28,3% di quest’anno».

In generale, in Europa il tasso di utilizzo degli smartphone come supporto allo shopping è in aumento. E nonostante una penetrazione dello smartphone (pari al 68,7%) relativamente inferiore agli altri Paesi presi in esame (Uk, Spagna, Francia e Germania), l’Italia è il mercato con il tasso di crescita maggiore in assoluto, con un aumento del 13,4% del numero di utenti possessori di smartphone rispetto al mese di aprile 2015.

Nel Regno Unito gli utenti smartphone che hanno anche effettuato almeno un acquisto online sono stati oltre un terzo del totale nel mese di aprile, seguiti proprio dall’Italia.

Spesso i “mobile shopper” scelgono di fare acquisti da app o browser. Sebbene l’utilizzo di applicazioni nel complesso costituisca la componente principale del consumo di contenuti da mobile, gli utenti che hanno acquistato da browser sono risultati superiori a quelli che hanno completato la transazione da app, in tutti e cinque i mercati nel mese di aprile.

Nei mercati EU5, infatti, oltre il 60% dei mobile shopper che ha compiuto acquisti online ha scelto di farlo visitando i relativi siti da browser mobile. Regno Unito e Germania hanno però registrato la più elevata incidenza di acquisti da app, con percentuali pari rispettivamente a 59,3 e 52,1%.

fonte: ilsole24ore.com

Pubblicità su Mobile oltre il mezzo miliardo di euro: vale un quarto di tutto l'internet advertising in Italia

Pubblicità su Mobile oltre il mezzo miliardo di euro: vale un quarto di tutto l’internet advertising in Italia

La componente su Smartphone è cresciuta del 54% a 452 milioni, mentre quella sulle App per Tablet è salita del 35% a quota 84 milioni. «La parte Smartphone salirà di un altro 48% nel 2016, per il continuo spostamento dell’audience su questo canale», spiega l’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano. Internet è il secondo mezzo pubblicitario in Italia, ma in Europa è il primo: ha superato anche la TV

Nel 2015 in Italia la pubblicità online (internet advertising) è cresciuta dell’11% raggiungendo un valore di quasi 2,2 miliardi di euro, ma la componente su Smartphone è cresciuta addirittura del 54% arrivando a 452 milioni di euro, mentre quella legata alle App per Tablet è salita del 35% a quota 84 milioni. In tutto quindi è su Mobile oltre un quarto del mercato Internet advertising, ed entro un anno la quota salirà a un terzo.

Sono questi i principali dati riguardanti il mondo Mobile del nuovo rapporto dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano.

Il trend positivo proseguirà durante questo 2016: «Lo Smartphone è il device con il maggiore impatto sulla crescita complessiva del mercato: crescerà con un tasso del 48% nel 2016, per il continuo spostamento dell’audience su questo canale, arrivando a valere quasi 670 milioni, con un peso del 28% sull’Internet advertising complessivo», ha detto Andrea Lamperti, Direttore dell’Osservatorio Internet Media. «Il Tablet (solo App) rimane marginale (5% del mercato pubblicitario online nel 2016), ma crescerà del 45%, portando quindi la componente Mobile dell’Internet Advertising a un terzo del totale, che a sua volta salirà di un altro 11% a 2,4 miliardi».

Tornando più in generale all’Internet advertising, nel 2015 ha rafforzato la sua posizione di secondo mezzo pubblicitario italiano con una quota del 29% del mercato totale (7,4 miliardi, +3%), alle spalle della TV (49%) e prima della Stampa (17%) e della Radio (5%).

Allargando ancora il discorso, il mercato italiano complessivo dei Media (pay e advertising) chiude il 2015 a quota 15,3 miliardi di euro, per la prima volta in linea con il valore dell’anno precedente, dopo 7 anni (2008-2014) di contrazione. Il 95% di questo mercato è legato alla pubblicità; la restante parte è legata all’acquisto da parte degli utenti italiani di news online e di servizi in abbonamento legati a Video e musica in streaming.

I dati confermano un media mix diverso da quello europeo, dove Internet nel 2015 è diventato il primo mezzo pubblicitario (36% di quota), e la Stampa con una quota del 25% continua ad avere un ruolo ben più rilevante che in Italia, a scapito della TV che vale il 33%.

«I due terzi del mercato dell’Internet advertising in Italia sono riconducibili ai grandi Over The Top internazionali (in particolare Google e Facebook) che crescono del 16% nel 2015 e del 12% nel 2016, grazie, soprattutto, ai numeri di audience raggiunti, alla semplicità nella pianificazione e all’ampia disponibilità di dati profilati. Audience, dati e tecnologia stanno, quindi, diventando i principali ambiti di competizione nel mercato pubblicitario online», spiega Marta Valsecchi, Direttore dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano.

I dati sul comportamento degli utenti Internet italiani confermano i trend in atto. «I Video si stanno affermando come formato privilegiato di consumo dei contenuti Media – afferma Guido Argieri, Telco & Media Director di Doxa -. L’80% degli utenti Internet guarda Video brevi online, soprattutto attraverso YouTube (74% degli utenti internet) e Facebook (50%) ma anche da siti e App dei quotidiani (14%). Grazie ai Video il 31% del campione passa più tempo sui siti dei quotidiani, mentre il 29% su Facebook. Online vengono visti anche film e programmi Tv dal 46% degli utenti Internet, soprattutto di serie Tv, film meno recenti ma anche film appena usciti al cinema. Infine 3,2 milioni di italiani (compresi quelli che stanno provando i servizi gratuitamente) utilizzano un servizio in abbonamento per contenuti Video online: TIMvision, Infinity, Sky Online e Netflix».

fonte: mobile4innovation.it