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Gli ultimi cambiamenti di Facebook, Instagram e LinkedIn da conoscere Che impatto hanno sui nostri business gli ultimi cambiamenti dei social media?

Il 2018 sarà un anno di profondi cambiamenti per i social media più importanti che, anno dopo anno, si affermano sempre di più come potenti strumenti di marketing e territorio su cui i brand sono chiamati quotidianamente a competere.

Per questo è fondamentale essere sempre informati sugli ultimi cambiamenti e i trend che coinvolgono le piattaforme.

Facebook: perchè l’algoritmo penalizza le aziende

Nel primo quarter del 2018 Facebook ha messo in atto una serie di update che avranno un impatto significativo sul vostro business – anche in termini di risultati e costi adv.

Il più grande cambiamento vede, appunto, come protagonista il modo di fare advertising su Facebook.

Con in nuovi aggiornamenti dell’algoritmo, sono cambiate alcune cose per quanto riguarda la creazione e la sponsorizzazione delle inserzioni. Grazie all’implementazione degli strumenti di Dynamic Creative Optimization e Dynamic Language Optimization, gli inserzionisti possono ottenere risultati più precisi e qualitativi dagli A/B test – selezionando la migliore combinazione di immagini e testo che Facebook mixa dinamicamente, una volta attivata la campagna – e creare inserzioni multilingue espandendo la propria audience reach, con la possibilità di mostrare il proprio contenuto già tradotto in 6 lingue diverse.

Anche il News Feed di Facebook, però, ha subito cambiamenti importanti che si sono tradotti in un tragico crollo della reach dei post pubblicati dalle pagine dei brand.

La comunicazione dei brand è stata fortemente penalizzata da quest’ultimo aggiornamento, che ha come scopo quello di incrementare la qualità (e l’affidabilità) dei contenuti condivisi sulla piattaforma, in contrasto alle fake news.

Come ti traduce questo per il business?

La creatività conquista un ruolo fondamentale. Le aziende sono chiamate a fare un utilizzo di Facebook più oculato e professionale, creando contenuti di qualità, il più possibile distintivi e personalizzati per le proprie audience, accompagnati da efficaci call to action.

Instagram: una gestione sempre più dinamica e smart

Instagram, intanto, sta diventando una piattaforma sempre più dinamica ed engaging, per utenti e aziende. Uno degli aggiornamenti più significativi in questa direzione è stata l’introduzione della possibilità di seguire gli hashtag: in questo modo, gli utenti non dovranno più andare in cerca dei contenuti che più gli interessano, poiché questi appariranno automaticamente nel loro feed.

Un’altra interessante feature in via di rilascio è il tasto Regram, attraverso il quale si potranno condividere contenuti di altre persone in modo semplice e immediato, senza dover passare da applicazioni esterne.

Come si traduce questo per il business?

Ça va sans dire: la possibilità di seguire gli hashtag renderà più semplice il monitoring degli hashtag del proprio brand, di quelli più usati dalla concorrenza e degli hashtag più efficaci in termini di engagement, in relazione al proprio settore di business. Invece, il tasto Regram renderà molto più semplice la condivisione dei contenuti generati dai follower del proprio canale (UGC).

LinkedIn: un doveroso refresh

Dopo un calo dell’interesse degli utenti nei confronti della piattaforma business-centrica per eccellenza, questa si rimette in pista mettendo in atto una serie di update.

Uno degli obiettivi di LinkedIn è quello di ridare risalto ai gruppi, che nel corso del tempo hanno registrato un calo di popolarità: per farlo, ha reso la feature accessibile dalla homepage, con la possibilità di vedere gli ultimi contenuti pubblicati dai membri dei propri gruppi nel feed e di riceverne le notifiche. Inoltre, per i membri del gruppo è ora possibile postare contenuti video.

Inoltre, LinkedIn sta attuando un improvement generale delle sue funzioni per rendere più facile e veloce l’accesso delle aziende alle informazioni personali dei propri clienti attuali e potenziali.

Come si traduce questo per il business?

Aziende e inserzionisti non potranno che beneficiare di una migliore comunicazione e gestione dei propri dati e del proprio account. Inoltre, ridare nuova vita ai gruppi renderà l’esperienza degli utenti su LinkedIn ancora più connessa e coinvolgente.

I social media sono in costante evoluzione e il successo dei vostri sforzi di digital marketing dipende in gran parte dalla vostra capacità di usare gli ultimi aggiornamenti delle piattaforme a favore del vostro business. Stay tuned.

di Alexia Altieri
Fonte: ninjamarketing.it

Facebook lancia i post in 3D. Come funzionano (e perché dietro c’è un piano preciso)

Piccole ma interessanti novità in casa Facebook che sembrano preannunciare svolte più importanti per il noto social network. Lo scorso ottobre era stato annunciata l’implementazione dei post 3D, cioè la possibilità per gli utenti di condividere con un post oggetti digitali tridimensionali con cui poter interagire passando il mouse sopra l’immagine.

Ora arriva la notizia che Facebook ha lanciato il supporto per un nuovo formato di file, che renderà ancora più facile per gli utenti condividere immagini 3D di alta qualità: si tratta del formato glTF 2.0 che consente una resa più realistica delle trame degli oggetti e una grafica 3D più dettagliata. In questo modo, come si legge sul blog ufficiale dell’azienda “un’arte 3D meravigliosamente dettagliata può ora prendere vita su Facebook”.

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Insieme al supporto per il nuovo formato, Facebook sta implementando nuove Graph API che consentiranno agli sviluppatori di aggiungere la condivisione 3D su Facebook anche all’interno di app di terze parti.

Pagine Facebook come Jurassic World hanno già pubblicato post che permettono di vedere come è possibile implementare le nuove Graph API su altre app: provate a cliccare sul link del post qui sotto per averne un esempio.

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Come creare un post in 3D su Facebook

Pubblicare un oggetto 3D su Facebook in sé è molto semplice: è possibile utilizzare un’app che supporta la nuova API di Facebook o condividere un link da un sito Web che supporta la condivisione 3D su Facebook o, probabilmente, in modo più semplice, si può caricare direttamente un file 3D dal proprio desktop.

Attualmente, gli utenti possono caricare contenuti 3D dalla web gallery di Oculus Medium di Facebook, mentre il supporto per oggetti 3D dalla libreria Poly di Google è ancora in lavorazione.

Inoltre, dal momento che Sony è uno dei principali partner di questa iniziativa, gli utenti che usano il tool 3D Creator – sui device Xperia XZ1, Xperia XZ1 Compact e Xperia XZ Premium con Android 8.0 Oreo – potranno condividere le loro creazioni direttamente dal loro smartphone.

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Un ecosistema 3D multipiattaforma

L’obiettivo di Facebook con questa ultima novità è quello di realizzare un mondo digitale senza interruzioni tra realtà offline e online e non solo: un ecosistema in cui le persone possano condividere esperienze coinvolgenti e oggetti 3D attraverso VR, AR e Facebook, passando dal desktop allo smartphone fino ad arrivare al visore per la realtà virtuale.

L’aggiornamento sarà sicuramente un’opportunità per le case sviluppatrici di videogiochi, per il settore dell’entertainment, per la pubblicità ma probabilmente i risvolti di questa semplice novità saranno più interessanti di quelli a cui riusciamo al momento a pensare.

Per ora i post 3D che stanno scorrendo sui nostri feed possono essere molto divertenti: ricordate il post di Jurassic World di cui vi parlavamo sopra?

 

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Facebook sta giocando tutte le carte a sua disposizione per risultare più attraente agli occhi degli utenti più giovani e per riconquistare quelli che pian piano abbandonano la piattaforma o che perdono interesse a partecipare alle sue conversazioni: dovrà fare colpo prima di tutto sui creators e non sarà un compito facile.

di Claudia Ingrassia

Fonte: ninjamarketing.it

8 tattiche per far crescere la tua attività su Facebook

Hai un’impresa locale? Impara le tattiche che ti aiuteranno a sfruttare meglio Facebook

La gestione di una pagina Facebook per un’attività a livello locale è ben diversa da quella per un noto brand o azienda internazionale. Spesso è molto più difficile sviluppare strategie di social media marketing che portino risultati concreti alle piccole imprese. E’ facile scoraggiarsi, rimanendo delusi da questo strumento.

Ecco un elenco di 8 utili suggerimenti che vi aiuteranno a trasformare la vostra pagina in una reale risorsa per il vostro business.

Verificate la pagina della vostra impresa locale

Vedete quella spunta grigia a fianco del nome della pagina? Se non avete questo simbolo, è ora di ottenerlo per aumentare la vostra credibilità. Gli utenti avranno la certezza di ricevere le informazioni riguardanti la vostra attività da un canale ufficiale e non da terzi.

Vi aiuterà ad ottenere maggior visibilità nel momento in cui i vostri potenziali clienti vi cercheranno su Facebook. Sicuramente avere la spunta conferisce referenza del fatto che la vostra sia la pagina ufficiale per quel determinato marchio, prodotto o servizio.

Attivate le recensioni

All’interno della pagina è possibile abilitare la tab ‘recensioni’. Vi consigliamo di farlo e iniziare a collezionare opinioni positive da parte degli utenti. Queste saranno un’ottima referenza. Le persone che atterreranno sulla vostra pagina vedranno recensioni di altri utenti e le percepiranno vere e quindi degne di fiducia. Ma come fare all’inizio, quando bisogna partire da zero?

Ecco due tattiche:

  • Prendete lo screenshot di recensioni da altri canali, come Google o Tripadvisor. Oppure usate una mail di un cliente soddisfatto, chiedendo prima il permesso di poterla postare. Pubblicatela, anche con un semplice ‘Grazie’ e invitate gli altri utenti a lasciare la propria valutazione.
  • Chiedete direttamente ai clienti soddisfatti con cui venite in contatto nella vostra attività locale, di lasciarvi una recensione sulla pagina.
    Potete anche decidere di dare un incentivo alle persone che lasceranno la loro opinione, un piccolo gadget o un altro tipo di ricompensa.

Create eventi

Siete un locale e organizzate un aperitivo con musica live oppure il vostro negozio organizza una giornata promozionale con sconti extra?
Potete creare un evento su Facebook attraverso una vera e propria pagina dedicata, dove andrete ad inserire la cover e tutte le informazioni utili. Le persone si potranno registrare come partecipanti o interessate e vedranno i vostri aggiornamenti in vista dell’evento.
Sicuramente è un buon modo per farvi vedere attivi e creare buzz intorno alla vostra attività. Anche se non raccoglierete tantissime persone che parteciperanno personalmente, avrete comunque dato visibilità alla vostra pagina.

Qualche consiglio:

  • indicate l’indirizzo completo e la mappa in modo tale che per le persone sia facile capire come raggiungervi.
  • Invitate vostri amici o una lista di vostri clienti a seguire l’evento
  • Condividete l’evento creato e promuovetelo attraverso le inserzioni a pagamento.

Utilizzate i gruppi

I gruppi su Facebook possono avere davvero parecchi vantaggi. Vediamo quali per capire perché utilizzarli potrebbe essere una tattica utile.
Nei gruppi è possibile vendere i prodotti, venire in contatto con altre persone interessate alle stesse discussioni, creare una community e fare networking, nonché servire un ottimo servizio di ascolto e risposta ai clienti.

Ci sono tre tipi di gruppo, che potete scegliere sulla base del vostro obiettivo:

  • pubblico: aperto a chiunque voglia farne parte, previa richiesta di iscrizione o invito; tutti possono vedere tutto.
  • chiuso: chiunque può chiedere di entrare a farne parte; tutti possono vedere il gruppo e chi ne fa parte; solo i membri possono vedere i post.
  • segreto: solo chi viene invitato può visualizzare ed entrare a far parte del gruppo; solo i membri possono vedere i gruppi e vedere i post.

Uno strumento di questo tipo vi può aiutare ad essere molto focalizzati e a dare un servizio in più alla vostra clientela. Ad esempio un negozio che vende prodotti di informativa potrebbe aprire un gruppo sui laptop e l’assistenza al prodotto rispondendo alle domande e risposte, presentando le differenze tra i vari modelli, etc… Un’estetista potrebbe invece pensare ad un gruppo focalizzato sui problemi legati alla pulizia del viso. Gli esempi potrebbero essere numerosissimi.

Condividete contenuti a livello locale

Raccontate avvenimenti legati al vostro territorio. Le persone che comprano i vostri prodotti o frequentano la vostra attività locale, sono orgogliose delle proprie origini, saranno incuriosite dal vedere condivisi contenuti legati alla propria comunità e ai posti in cui vivono.
Ad esempio se siete un negozio che vende prodotti di cucina potreste condividere gli eventi, i festival, le iniziative legate al cibo del vostro territorio!

Non dimenticatevi i tag

Quando scrivete i vostri post, ricordatevi sempre di menzionare attraverso i tag altre pagine, eventi, persone, che possano avere un audience che abbia interessi simili al vostro.
Questo aumenterà le possibilità di generare traffico verso la vostra pagina!

Mirate alle conversioni

La difficoltà sta proprio nel portare i vostri followers a visitare il vostro negozio fisico. Spesso infatti sentiamo dire: sì, ho la pagina Facebook, ma non mi porta niente!

Lo sappiamo non è facile, e tutte le attività richiedono risorse in termini di tempo e di investimento, ma provate ad applicarvi con costanza su questi suggerimenti:

  • Create dei contest incentrati sui prodotti più popolari ed usati.
  • Organizzate eventi che possano essere interessanti per la vostra audience.
  • Inserite anche in Facebook i vostri prodotti all’interno della tab ‘vetrina’ per dargli visibilità.
  • Create delle offerte attraverso la tab specifica, con coupon, sconti oppure incentivate gli utenti a recarsi presso il vostro negozio con dei gadget da ritirare.

Promuovete la pagina con attività di comunicazione integrata

E cosa si intende per comunicazione integrata? Quel mix di strumenti di comunicazione e iniziative che vi possono aiutare a dare visibilità alla pagina Facebook, anche al di fuori del canale.
Ad esempio, avete un biglietto da visita? Inserite un rimando a Facebook. Aggiungete il link alla vostra pagina nella firma delle vostre mail, nel footer della vostra newsletter, all’interno di banner promozionali o sulle borse che date ai clienti.
Tante potrebbero essere le idee per dare visibilità alla vostra pagina e ricordare agli utenti che anche voi avete qualcosa da dire sui social!

di Michela Fenili
Fonte: ninjamarketing.it

 

Social media marketing: i 5 errori più comuni nella gestione della pagina aziendale su Facebook

Con i suoi quasi due miliardi di utenti nel mondo, Facebook è ormai un canale di web marketing imprescindibile, e non a caso sono più di 50 milioni le aziende che hanno aperto una propria pagina sul social in blu. I risultati delle attività delle aziende su Facebook variano enormemente, spaziando dal grande successo all’irrilevanza più totale, a seconda di come la pagina viene gestita. E benché i principi del Facebook marketing siano ormai noti, gli errori nella gestione delle pagine aziendali sono ancora comuni. Ecco i 5 errori più ricorrenti rilevati dall’italiana Eureweb, digital media agency specializzata in social media management.

Il silenzio dopo il debutto
È uno degli errori più comuni: l’entusiasmo iniziale, che alimenta la pagina Facebook appena aperta di post e interazioni regolari, si smorza in un’attività saltuaria, in cui la pagina offre pochi contenuti e non risponde ai commenti. Un disinteresse dell’azienda verso i suoi fan che determina un’immagine negativa del brand. È importante invece, sostiene Eureweb, non solo pianificare con anticipo il calendario dei post per non rimanere a corto di idee, ma anche rispondere ai commenti degli utenti, positivi o negativi che siano, per aumentare l’engagement e la fidelizzazione.

La pagina Facebook non è un canale di vendita
Molte aziende continuano a considerare la pagina Facebook come una piattaforma di sales e a pubblicarvi post di prodotto/servizio orientati alla vendita. Per avere successo, dice Eureweb, bisogna invece capire che Facebook è soprattutto un canale di comunicazione dove i brand condividono con gli utenti contenuti di reciproco interesse, selezionando in questo modo il proprio pubblico, coinvolgendolo e intrattenendolo.

Contenuti non coerenti
Pubblicare post senza un filo logico, differenti per tipo di immagini, tono della comunicazione e argomenti è uno degli errori più diffusi. Per creare una community forte è fondamentale la coerenza dei contenuti rispetto ai valori d’impresa, agli interessi del target e al tono della comunicazione. Definire fin dall’inizio gli obiettivi della pagina, l’audience che si vuole raggiungere e la strategia di medio termine da utilizzare è quindi prioritario per sfruttare al meglio le potenzialità dello strumento.

Sì alla sponsorizzazione dei post, no all’acquisto di fan
Poiché Facebook è la piattaforma più affollata del pianeta, per dare maggiore visibilità ai post aziendali è necessario investire nella loro sponsorizzazione, sostiene Eureweb. Ben diverso è invece acquistare fan, pratica sconsigliata anche perché oggi Facebook premia (rendendone visibili i post) le pagine con più interazioni, e gli utenti fake difficilmente saranno reattivi ai contenuti pubblicati. Il numero di fan è un valore che sta perdendo importanza, mentre è importante costruirsi nel tempo una base di pubblico interessata ai contenuti della pagina.

La gestione nei ritagli di tempo
Per contenere i costi le aziende, soprattutto medio-piccole, tendono ad affidare la gestione social a un dipendente, magari privo di competenze adeguate e che deve svolgere l’attività in aggiunta al suo lavoro principale. Il risultato è una pagina seguita nei ritagli di tempo e in modo non professionale, che può mettere a rischio l’immagine del brand. Affidare la gestione a una risorsa dedicata e con competenze specifiche – anche un’agenzia di web marketing esterna, suggerisce Eureweb – permette invece di ottimizzare tempo, costi e risultati.

(Fonte: eventreport.it)

Il successo delle aziende italiane dipende da quanto usano Facebook

L’indagine Future of Business Survey certifica l’importanza di Facebook come principale vetrina digitale che spinge gli affari delle piccole e medie imprese. E a breve nuove opportunità arriveranno con WhatsApp e Messenger.

L’idea, gli oggetti, la qualità, la bellezza, il prezzo e Facebook. Sono questi gli ingredienti che le piccole e medie imprese devono cavalcare per avere successo e aumentare i fatturati. Se i primi cinque sono da sempre gli elementi caratterizzanti di una buona azienda, l’ultimo è quello più recente ma ormai indispensabile.

La conferma a una teoria in voga da tempo l’ha fornita lo stesso social network nel corso del Future of Business Summit (per la prima volta in Italia, nel complesso di Roma Eventi), snocciolando numeri che dimostrano come la piattaforma sia diventata nel giro dell’ultimo lustro la più importante vetrina digitale o, per dirla con le parole di Francesco Boccia, esponente PD, Presidente della V Commissione Bilancio della Camera dei Deputati e tra i relatori dell’incontro, “la più grande rete del capitalismo moderno”.

Esagerazione? Non proprio, perché le indicazioni della Future of Business Survey – indagine nata nel febbraio 2016 dalla collaborazione tra Facebook, OCSE e Banca Mondiale per avere una panoramica sugli scenari economici attuali e futuri – che ha coinvolto più di 49.000 Pmi nel mondo (11.000 italiane) certificano come le aziende siano riuscite a incrementare il volume di affari grazie alla presenza sul social network.

Collaborando con il CENSIS, Facebook ha realizzato un focus sulle imprese italiane che, sfruttando le opportunità promozionali offerte dai social network, hanno ottenuto più introiti, la possibilità di ampliare l’organico e scovare nuovi clienti altrimenti irraggiungibili, riuscendo in tal modo a internazionalizzare il business.

Nello specifico, il 30% delle imprese attive su Facebook ha assunto più dipendenti grazie alla crescita della domanda registrata dopo lo sbarco sulla piattaforma digitale; il 66% sostiene di aver aumentato le vendite e il 70% di aver trovato nuovi acquirenti.

In tempi di forte crisi economica e attività che chiudono i battenti, i canali social danno linfa ai piccoli imprenditori che, proprio in virtù dell’incremento generato dalla visibilità sulla piattaforma, guardano con più ottimismo al futuro rispetto ai colleghi che non hanno ancora profili social o presenza in rete. “L’Italia è un paese con cinque milioni di piccole imprese, cioè una ogni dodici abitanti inclusi bambini e anziani. Nei ranking internazionali dedicati al fenomeno siamo in basso, però siamo la seconda economia manifatturiera in Europa dopo la Germania, abbiamo la leadership di settori strategici come quella del lusso ed esportiamo molto. Ciò significa che possiamo competere con tutti, nonostante la forte sfiducia nel sistema che accomuna gli imprenditori nostrani. Per i salto di qualità bisogna imitare paesi come la Germania dove imprese e politica vanno a braccetto”, spiega Giorgio De Rita, segretario generale del CENSIS.

Per le Pmi Facebook è uno dei più efficaci mezzi per superare i confini nazionali. Tra le aziende esportatrici, il 36% afferma che più di un quarto delle entrate proviene da clienti stranieri; quasi la metà delle imprese sostengono che più del 75% delle loro vendite internazionali dipendono dagli strumenti digitali, che gli imprenditori italiani utilizzano per pubblicizzare l’attività verso potenziali nuovi clienti (78%), mostrare prodotti e servizi (78%), dare informazioni (69%) e comunicare con clienti e fornitori (65%).

Ma in che modo il social di Mark Zuckerberg aiuta le piccole aziende? Ce lo spiega Marco Grossi, Senior Manager Facebook Italia e Spagna per le Pmi, con alcuni numeri che chiariscono le dimensioni del fenomeno: “L’87% degli italiani attivi sulla piattaforma ha almeno una connessione con una impresa italiana e 143 milioni di persone nel mondo sono connesse con un’azienda in Italia tramite Facebook”.

I due miliardi di account sono il primo ma non l’unico motivo che spinge le imprese a stare su Facebook, il cui merito è offrire strumenti semplici con cui gli imprenditori possono testare i propri prodotti. “Un esempio è l’algoritmo che individua potenziali futuri clienti, persone che hanno già acquistato articoli simili a quelli in catalogo del venditore; così nel caso di prodotti artigianali italiani ci sono buone possibilità di arrivare a clienti russi, cinesi, americani e arabi”.

Appurato che buona parte delle novità proposte dal social network nascono dai suggerimenti ed esigenze delle stesse aziende, Facebook sta lavorando in varie direzioni per lanciare nuove funzioni a sostegno delle imprese. “Per il futuro a breve-medio termine WhatsApp e Messenger sono gli strumenti che diventeranno sempre più importanti. Arriverà WhatsApp Business che grazie all’intelligenza artificiale consentirà alle aziende di interagire con i clienti, integrare servizi e inviare notifiche che velocizzeranno il dialogo. La stessa intelligenza artificiale e l’ecommerce amplieranno gli usi aziendali di Messenger che, dopo il recente accordo con Paypal utile per acquistare via social, con la diffusione degli assistenti virtuali fornirà informazioni su misura ai clienti, mentre più avanti anche la realtà virtuale permetterà di far vivere ai potenziali acquirenti esperienze innovative”.

(Fonte: wired.it)
di Alessio Caprodossi

La mappa dei Social Network

Così i social network si spartiscono la mappa del mondo

Al di là dei numeri degli utenti, come si dividono lo scacchiere i vari protagonisti del social networking? Da LinkedIn a Reddit che avanza, passando per Facebook asso piglia tutto.

Mappa utilizzo Social

Dati, controdati. Facebook che sfiora la quota degli 1,9 miliardi di utenti, Instagram che gioca a fioretto con Snapchat, e LinkedIn? Che fa LinkedIn? Ma soprattutto: come si spartiscono lo scacchiere tutti i servizi nel mondo? L’analista Vincenzo Cosenza ha pubblicato la nuova versione della “Mappa dei social network nel mondo”: sfruttando i nuovi dati di Alexa (Amazon), ha incluso nello studio 15 nuovi paesi, operazione che gli ha permesso di addentrarsi maggiormente nel panorama africano.

I risultati dell’indagine danno Facebook come piattaforma preferita in 119 dei 149 paesi analizzati. “Eppure nell’ultimo anno l’armata di Zuckerberg ha dovuto indietreggiare in 9 territori: in 5 è stato fermato da Odnoklassniki, in 2 da Vkontakte e in altri 2 da Linkedin”, scrive Cosenza. Botswana, Mozambico, Namibia, Iran e Indonesia, prediligono Instagram (che vince 7 paesi della mappa, compreso l’Iran), mentre in alcune zone dell’Africa (come il Mali, per dirne uno) vince LinkedIn che, in generale, conquista 9 paesi.

VKontakte e Odnoklassniki (gruppo Mail.ru) accrescono la loro presenza, rispettivamente, in 7 e 5 territori sovietici.

Se sotto la coltre del grande firewall cinese QZone presidia, in Giappone Twitter vince il podio. In questo caso però è da considerare “una presenza di network prevalentemente basati su dispositivi mobili, che sono di difficile rilevazione”.

Per andare dietro le quinte, l’analisi di Cosenza ha sfruttato il confronto di vari servizi di analisi del traffico, come SimilarWeb e Alexa, “che danno una stima della popolarità per nazione, in assenza di dati ufficiali granulari”. Nelle 57 nazioni per le quali l’indagine è stata possibile, la lotta serrata si gioca tra Instagram, al secondo posto in 37 paesi, e Twitter, presente in 8 paesi (320 milioni di utenti).

Sorpresa: “L’outsider di questa nuova analisi è Reddit, il forum 2.0, che ha conquistato la seconda posizione in 5 nazioni, tra cui Australia, Canada, Danimarca, Norvegia e Nuova Zelanda”. Una presenza da non sottovalutare, considerando che il Canada viene spesso utilizzato dalle aziende tech per il lancio di nuove funzioni perché molto ricettivo e affine al mercato degli Stati Uniti.

Mappa utilizzo Social

fonte: wired.it

Come nascono le nuove funzioni di Facebook

Come nascono le nuove funzioni su Facebook, spiegato da Facebook

Il cuore è la più usata tra le Reactions, ma non tutte le novità piacciono agli utenti: lo spiega Chris Cox, Chief Product Officer.

La storia delle nuove funzioni di un social network è sempre accompagnata da una buona dose di smorfie. Eppure, dopo tante storie all’arrivo delle Reactions, si scopre che l’amore regna sovrano: sull’odio ancora non è detto, ma di sicuro sulle altre Reazioni. Parola di Chris Cox, Chief Product Officer di Facebook, che abbiamo incontrato nella sede parigina dell’azienda di Menlo Park.

Love”, cioè il cuoricino, è la reazione più utilizzata in tutti i mercati: nella settimana di Natale, periodo scelto per il test, è stata utilizzata il 60% in più rispetto a quella successiva, la risata.

Il miglior alleato di Facebook contro la resistenza alla novità e gli status per le serie “si stava meglio prima”, spesso, è stato un vostro amico. “Come reagiscono le persone dipende dalla funzione in questione, e da quello che loro stessi vedono fare agli amici”, spiega Cox: “Per quanto riguarda Reactions, la cosa carina è che una persona vedeva un suo amico mettere un cuore su un post e si domandava ‘Wow, ma come ha fatto?’, e poi andava a chiederglielo.

Sappiamo per certo che molti dei modi in cui le persone vengono a sapere delle nuove funzioni è proprio mentre stanno seduti accanto a un amico che gliele mostra. In un certo senso, questa è la forma migliore di istruzione: io ad esempio di recente ho insegnato a mio padre come fare un video in diretta”.

Come sono nate le Reactions

L’atteggiamento degli utenti è molto meno passivo di quel che si tende a credere: dai racconti di Cox, è evidente quanto spesso gli abbiano fatto capire, senza saperlo, di cosa ci fosse bisogno.

Spunti che poi, puntualmente, sono stati interpretati dall’azienda. Quando cominciarono ad arrivare le richieste del tasto “dislike”, racconta Cox, in Facebook dal 2005, si sono resi conto che le sfumature delle reazioni delle persone sono molti di più di un “non mi piace”. Per capire quali fossero, hanno studiato anche le reazioni più ricorrenti in forma di adesivi nei commenti, e le parole più comuni (vedi “Lol” o “Wow”). Le emozioni maggiormente diffuse, sono quelle che poi sono diventate le attuali Reactions.

Autoplay dei Video

Il rapporto tra un utente e l’altro può anche generare effetti inaspettati, come è successo con la riproduzione automatica dei videoQuando abbiamo avuto l’idea della riproduzione automatica dei video, ispirata dal Prophet Newspaper di Harry Potter, abbiamo introdotto la funzione che faceva partire i video senza doverci cliccare sopra col dito. Proprio dopo il lancio di autoplay, c’è stata la diffusione virale della l’Ice Bucket Challenge, e per molte persone quella è stata anche la prima volta che pubblicavano un proprio video su Facebook: l’autoplay era diventata una funzione che usavano tutti e che tutti comprendevano benissimo”.

Gruppi: fenomeni inaspettati del commercio

Altro esempio del modo in cui gli utenti continuano a stupirli, dice Cox, è la diffusione di Gruppi usati per il commercio in luoghi come Indonesia e Mauritius: “Lì esiste un gruppo dedicato ad attività commerciali che raccoglie addirittura il 25% della popolazione del Paese. Per questo abbiamo introdotto sempre più strumenti all’interno dei gruppi, ad esempio funzioni di ricerca per prezzo, che potessero rendere più utili i gruppi stessi alle persone che volevano servirsene in quel modo“.

Una questione di equilibrio

Tantissime delle funzioni che ci sono oggi sono nate dall’osservazione della gente, del modo in cui le persone usano o cercano di usare Facebook, dal tentativo di interpretare quello che cercano di fare“. La storia del News Feed è un esempio di come l’interpretazione del dato (il fatto che venisse usato) sia stata più forte delle apparenze (ovvero le invettive e gruppi contrari alla sua introduzione). Ma ogni tanto, bisogna forzare la mano: “Rispetto a quanto accaduto con NewsFeed, adesso siamo molto attenti, ogni volta che introduciamo una nuova funzione, a spiegare tutto, aiutando le persone che le usano per la prima volta. Ma si tratta sempre di una combinazione tra il vedere come le persone usano i prodotti e poi costruire cose che siano utili a cosa stanno cercando di fare. Questo è il ragionamento dal quale nascono i Gruppi per l’e-commerce, i video Live, e così di seguito”.

Ricerca e Sviluppo

Come gli utenti usano il mezzo aiuta anche l’azienda a capire come sviluppare il prodotto: “Mandiamo un numero sempre crescente di ricercatori e product manager in varie parti del mondo, in modo che al loro ritorno possano darci informazioni e idee determinanti per lo sviluppo del prodotto”. Ne è esempio la tastiera per la traslitterazione in hindi, e Facebook Lite, “pensata specificamente per i telefoni che non hanno molto spazio e per connessioni non molto buone”. Alcune delle caratteristiche adoperate in situazioni sfavorevoli, sono le stesse che aiutano l’utente che si trova improvvisamente senza connessione.

Video e foto

Il tema dei video rubati e ripubblicati, sfuggendo al diritto d’autore, è delicato: “È un grande lavoro per noi, molto importante”, risponde Cox. “Abbiamo fatto un lavoro immenso per creare strumenti che identificassero i video rubati, usando audio e strumenti di intelligenza artificiale che identificassero video protetti da copyright e quindi aiutare i creatori di contenuti a rintracciare i loro video. C’è molto lavoro da fare, ma abbiamo fornito prevalentemente strumenti ai proprietari dei video per fare in modo che vedano tutti i posti dove risulta comparire il loro video in modo da poter decidere se segnalarlo

Nonostante la combinazione di sistemi automatici e persone che controllano che le immagini, affinché rispettino le policy, gli errori accadono, come nel caso della foto vietnamita di Nick Ut: “In nome della rilevanza storica dell’immagine, siamo subito intervenuti per modificarle le policy. Non siamo perfetti, sono rimasto stupito quanto tutti voi quando ho visto la notizia”.

Il futuro di Facebook

Su questo punto è sempre difficile far sbilanciare Facebook. “Se avessi descritto a qualcuno cinque anni fa, lo sviluppo che hanno avuto i Live e le foto a 360°, non mi avrebbero creduto“: Cox si dice già abbastanza sorpreso dalla diffusione dei video, per lanciarsi in previsioni.

Quel che si riesce a strappare a Cox è che Salva su Facebook è molto, molto usato (quindi, chissà, potrebbero arrivare novità in questo campo?) e che la funzione di ricerca per post continuerà ad essere migliorata: “Sta diventando un modo molto sfruttato per cercare le attività locali, perché ormai tutti sanno che quasi tutti hanno una Pagina“. Google drizzerà le antenne?

Per quando riguarda le funzioni di controllo, secondo Cox sono più che sufficienti per non essere infastiditi da notifiche indesiderate e conversazioni chilometriche. Sull’ipotesi di introdurre una funzione interna, che assolva le funzioni delle innumerevoli app di digital detox in circolazione (per esempio un timer interno alla piattaforma), sorride: “Un’idea interessante”.

fonte: wired.it

L'ora migliore per pubblicare sui Social

L’ora migliore per pubblicare contenuti sui social network!

In fondo è semplice: l’ora migliore per pubblicare i contenuti sui social network è il momento in cui le persone che ci interessano sono su quel social network. È così che si ottiene il maggior numero di visualizzazioni, quindi di condivisioni e conseguentemente di clic.

Anche se la risposta alla domanda può sembrare semplice, in realtà, non è così facile sapere quando il pubblico che ci interessa è online ed attivo sulla piattaforma che vogliamo utilizzare.

Per fortuna alcuni grandi network, quelli che fanno milioni di visualizzazioni su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram e Google+ hanno condotto studi accurati sul “momento migliora per postare” e hanno deciso di condividerne i risultati.

In questo articolo trovate i dati dei principali studi disponibili consolidati e riassunti.

Se invece volete approfondire da soli e capire i diversi risultati di ciascuna ricerca potete farlo consultando le fonti che noi stessi abbiamo usato per questo post

  1. HubSpot’s roundup
  2. Ricerca Forbes case study
  3. Ricerca search Buffer
  4. Aggiornamneto ricerca Buffer
  5. Studio Huffington Post
  6. Ricerca SurePayroll’s compiled research
  7. Analisi Fast Company
  8. Studio Neil Patel su Quick Sprout
  9. Elle & Co. research
  10. FastCompany research
  11. TrackMaven research
  12. Chron research
  13. Kissmetrics research
  14. Fannit research
  15. Studio CoSchedule

Quale è il momento migliore per pubblicare contenuti su Facebook?

L'orario migliore per pubblicare su Facebook
Il momento migliore per postare su Facebook va dalle 13 alle 16 sia in settimana che nei week-end.

In particolare

  • Sabato e domenica dalle 12 alle 13
  • Giovedì e venerdì dalle 13 elle 16
  • Mercoledì alle 15

Per attività B2B i giorni migliori sono giovedì e venerdì. La gente è più felice di venerdì e condivide più volentieri una notizia.

Per attività B2C il weekend è il momento migliore con un engagement superiore del 32% rispetto al resto della settimana.

Bene anche le 9 di mattina nei giorni feriali, mentre il momento peggiore è prima delle 8 di mattina o dopo le 20.

L’ora migliore per Twittare

L'ora migliore per pubblicare su twitter
Su Twitter il momento migliore per pubblicare un contenuto va dalle 12 alle 15 nei giorni feriali, con un picco anche alle 17.

Per attività B2B i giorni migliori sono quelli feriali durante l’orario di lavoro con un +16% in termini di retweet e clic.

Per attività B2C meglio in weekend che fa segnare un +17% in termini di engagement

In particolare:

  • Giovedì dalle 17 alle 18
  • Giorni feriali dalle 12 alle 15 e poi alle 17
  • Buoni risultati anche dalle 6 alle 7 di mattina e dalle 21 alle 22

Molte persone usano Twitter durante il trasferimento verso il lavoro e poi nelle pause della giornata lavorativa. Tenetelo presente.

Il momento migliore per pubblicare su LinkedIn

L'ora migliore per pubblicare su linkedin

LinkedIn è un network professionale, molte persone lo consultano come fosse un quotidiano, quindi prima di andare a lavoro oppure alla fine della giornata lavorativa.

I giorni feriali sono i migliori, soprattutto quelli centrali: martedì, mercoledì e giovedì.

Quindi quali sono i giorni e le ore migliori per pubblicare su LinkedIn?

  • Mercoledì dalle 10 alle 11 (top)
  • Mercoledì, giovedì e venerdì dalle 7,30 alle 8,30;
  • Giorni feriali alle 12 e dalle 17 alle 18

Per individuare il momento perfetto pensate che Linkedin viene usato soprattutto prima che inizia la giornata lavorativa e quando sta volgendo al termine, gli orari possono essere diversi a seconda del settore in cui si opera, dalla stagione o dal tipo di figura a cui ci si indirizza.

Quale è il momento migliore per pubblicare su Instagram?

L'ora migliore per pubblicare su Instagram

Instagram ha un coinvolgimento costante dei propri utenti durante tutti i giorni della settimana, con prestazioni leggermente migliori il lunedì e leggermente più basse la domenica.

Quindi ecco i giorni e gli orari migliori per pubblicare foto su Instagram:

  • Lunedì e giovedì tutti gli orari tranne dalle 15 alle 16
  • Video: tutti i giorni alle 9 e alle 20
  • Buoni risultati anche alle 17

Consiglio generale

Questi sono gli orari e i giorni migliori per pubblicare contenuti sui vari social network ed ottenere il maggior numero di condivisioni e clic, Prima di tutto però imparate da voi stessi, guardate le statistiche dei vostri post per capire se il vostro specifico pubblico ha abitudini o preferenze differenti. Nessuno meglio di voi stessi può conoscere i propri follower.

fonte: digitalic.it

Social Media Marketing: fan base piccola, opportunità enormi

Social Media Marketing: Fan Base Piccola, Opportunità Enormi. Il Caso delle Scarpe

Uno studio relativo ai marchi di calzature mostra come sia possibile sfruttare Facebook, Instagram & co per creare un forte engagement con i clienti, e che al crescere del numero di follower diminuisce il ritorno sugli investimenti. I brand artigianali che puntano su interazioni costanti e personalizzate riescono a guadagnare in fretta terreno e riconoscibilità: un’opportunità per il “made in Italy”

Non è vero che sui social media vince sempre chi ha i numeri più grandi. In una realtà in cui prima di tutto è importante intessere relazioni durature, dedicare attenzione alla follower base con contenuti e interazioni costanti può ridurre drasticamente il divario con competitor di dimensioni (o blasoni) assai più importanti. Il settore delle calzature, analizzato in uno studio condotto su 51 brand internazionali e pubblicato anche dal sito della Business School INSEAD, è piuttosto emblematico sotto questo profilo. Il campione include 34 aziende italiane, nove francesi, sei britanniche e due statunitensi.

«In un’arena in cui si confrontano grandi marchi, griffe affermate e piccole imprese artigianali o addirittura storiche – dice l’autore Matteo Altobelli, Co-founding partner di Tilden/Cramm – la possibilità di creare storie, specialmente per immagini, può trasformare una lotta impari in termini di budget di marketing e notorietà dei vari marchi in un confronto almeno alla pari nel “top of mind” dei consumatori. Riconoscibilità che, se opportunamente gestita, si traduce in risultati di business interessanti, alla luce delle opportunità oggi esistenti online».

Facebook e Instagram regine dei social nel retail

Ma vediamo prima di tutto in che modo, secondo l’indagine, i marchi di scarpe hanno colonizzato i social network. La piattaforma regina, naturalmente, è Facebook, seguita a ruota da Instagram. Fatta eccezione per quattro casi, tutte le aziende prese in considerazione presenti sul portale di Mark Zuckerberg hanno anche un account sul social specializzato in foto istantanee, con una forte correlazione tra la fruizione dei contenuti che i follower sperimentano nei due ambienti. Mediamente, ogni azienda è comunque presente su tre piattaforme, mettendo insieme – si parla di valore mediano (la mediana statistica -ndr) – 17.100 follower. Dei marchi analizzati, 19 hanno più di 10 mila seguaci, tre più di 100 mila e tre oltre un milione. In genere ciascun brand effettua un post per ogni giorno lavorativo, con una media di 23 post al mese, che oscillano tra i 50-70 post delle aziende più attive e un post alla settimana (o anche meno) di quelle più caute. Nel primo trimestre del 2016 non si è assistito in media a particolari variazioni di questi trend, anche se ciòè dovuto ad un bilanciamento tra un gruppo di aziende che ha accelerato (alcune anche di molto) ed altre che hanno sostanzialmente ridotto il ritmo dei propri post.

Numero di Followers Instagram

Dal like all’eCommerce: questione di engagement e di dimensioni

L’aspetto più interessante riguarda però, come detto, la capacità di generare engagement a prescindere dal giro d’affari e dalle dimensioni dell’organizzazione. Anzi, in realtà una correlazione esiste, ma è di proporzionalità inversa. Lo studio sottolinea infatti che maggiore è il numero di follower, minore è l’engagement con il brand. Addirittura le dieci aziende con il miglior tasso di coinvolgimento coi propri fan sono quelle che contano circa 2 mila seguaci, e tra queste spiccano Silvano Sassetti, Aubercy, Weston, Giorgio Fabiani, Alberto Fasciani, Franceschetti, Barret, tutte attività artigianali che hanno fatto dell’emozionalità e della tradizione asset in grado di competere, almeno per il coinvolgimento nel marketing on line, con la forza d’urto dei grandi gruppi industriali. D’altra parte sembrerebbe che oltre una certa soglia di iscritti l’efficacia delle attività di interazione sui propri canali cali fisiologicamente, a prescindere dagli sforzi che si possono indirizzare.

Social Media Engagement Vs Numero di Followers

Secondo l’indagine, il ritorno sugli investimenti in engagement comincia a diminuire a partire dai 50 mila follower in su. Questo perché interviene il fattore notorietà: nel momento in cui un marchio ha raggiunto una reach così estesa ha probabilmente sviluppato una fama tale per cui i consumatori cominciano a seguirlo non tanto per il tipo di relazioni che si sviluppano on line, quanto per rispondere ai dettami della tendenza.

Il vantaggio per i brand che occupano nicchie di mercato sta proprio nella possibilità di guadagnare terreno sui competitor più affermati sfruttando la crescita organica della follower base, approccio che comporta minori investimenti delle campagne di comunicazione off line e una presenza più capillare sulle piattaforme dove il pulsante “compra”, anche su mobile, è a un solo click di distanza. E considerando che nel 2015, secondo Ecommerce-Europe, le vendite on line e via smartphone sono cresciute molto più di quelle registrate nei canali fisici, facendo segnare un +13,3%, la carta dei social media acquista ancora più valore.

fonte: digital4.biz

5 consigli per una Social Media Strategy Vincente

PMI, come muoversi sui Social Media: una strategia in 5 punti

Facebook, Twitter, LinkedIn & co. danno opportunità cruciali alle piccole e medie aziende di creare legami duraturi con i clienti e di attrarne di nuovi. Ma la realtà in Italia è che solo una pagina Facebook aziendale su 1000 ha almeno un post al giorno. Ecco alcuni semplici consigli per impostare un “piano operativo social“.

Il numero di pagine Facebook a supporto e promozione di attività commerciali o professionali cresce ogni giorno a gran ritmo anche in Italia. Ma al di là dei grossi brand e di poche eccezioni, sembra che le PMI, le piccole e medie imprese italiane, la vera e propria ossatura economica del nostro Paese, abbiano ampi margini di miglioramento in materia di gestione “social”.

Uno studio effettuato lo scorso dicembre da Spidwit, azienda sviluppatrice di una piattaforma online a supporto dei social media manager, ha evidenziato che solo una pagina aziendale Facebook su 1000 riesce a mantenere una media di almeno un post al giorno. È uno fra tanti indici negativi che evidenziano mancanza di focus, difficoltà nel reperire contenuti adeguati e, alle volte, mancanza di tempo e di competenze specifiche.

Eppure una strategia di presenza sui social network oggi può essere estremamente utile anche per una PMI, e iniziando per gradi, anche perfettamente alla portata di realtà piccole e medie. Ecco al proposito i 5 consigli di Spidwit alle PMI che vogliono cominciare a muoversi in modo strutturato sui social:

1. Tenere a mente che la parola d’ordine per i social è “intrattenimento” e non “pubblicità”

Il Marketing oggi, secondo Seth Godin, non è più basato sulle cose che vengono prodotte, ma sulle storie con cui coinvolgere e intrattenere clienti e potenziali clienti (storytelling). E’ normale utilizzare i social per promuovere l’azienda, i prodotti e le ultime offerte. Utilizzarli solo questo può però rivelarsi dannoso: i fan potrebbero annoiarsi quasi subito, iniziare a ignorare i post e a non seguire più l’azienda.

Il consiglio è dunque di condividere contenuti interessanti per chi legge. Gestire la propria community social senza calcare troppo la mano sul fattore commerciale è fondamentale per guadagnare autorevolezza grazie al content marketing strategico: bisogna coinvolgere la community con contenuti interessanti e anche quando si propone un messaggio commerciale, come la sponsorizzazione di un prodotto o servizio, bisogna farlo utilizzando tecniche di intrattenimento.

2. Definire chiaramente una strategia editoriale e usare il corretto tono e i giusti canali

Il primo passo per iniziare è definire il profilo degli utenti da coinvolgere in base agli obiettivi dell’azienda e alla strategia di marketing e posizionamento di mercato che si vuole raggiungere. In questa fase è importante creare i profili delle “buyer personas” (o anche “marketing personas”) ossia descrizioni dettagliate del pubblico che si vuole intercettare: schede complete che rispondano alle domande “chi è”, “cosa fa” e “di cosa ha bisogno”.

Grazie a strumenti come Google Analytics o Facebook Insight è possibile risalire all’età media, al sesso e persino alle passioni, le abitudini e necessità dei clienti. Partendo dalla prospettiva di questi archetipi molto dettagliati è possibile creare un ambito tematico e le tipologie di contenuti su cui è meglio puntare.

Di conseguenza si può definire una strategia editoriale che indichi cosa pubblicare, quando farlo e il tono di comunicazione da utilizzare, coerente col brand e con la mission aziendale. Una volta creato un calendario di pubblicazioni sarà importante seguirlo con costanza per acquisire autorevolezza e credibilità, e per mantenere la propria community attiva e attenta alle nostre comunicazioni.

E’ fondamentale monitorare costantemente l’interesse della community verso i vari contenuti e argomenti pubblicati, capire cosa ha funzionato e cosa meno, apportando le opportune modifiche al piano iniziale.

3. Pubblicare con regolarità contenuti di qualità

Dalla teoria alla pratica: dopo aver realizzato un piano dovranno essere prodotti dei contenuti da presentare alla propria base fan.
Tali contenuti possono essere creati dall’azienda, da un’agenzia, da esperti nel settore o nicchia. Contenuti originali possono essere integrati con articoli presenti sul web. In quest’ultimo caso il valore aggiunto offerto dall’azienda ai propri follower sarà l’attività di content curation ovvero la selezione di articoli, notizie e video che vengono segnalati alla propria audience. Fondamentale sarà accompagnare questi contenuti con frasi che possano personalizzarne la lettura e generare discussioni.

I contenuti dovranno essere di qualità, perché le pubblicazioni hanno un diretto impatto sulla percezione che il lettore si crea dell’azienda. Notizie fresche possono dare un senso di dinamicità e attualità.

Uno dei maggiori dilemmi è quello del quanto pubblicare: la risposta è … Dipende! Non esistono regole fisse, ma di buon senso. Troppi post al giorno rischiano di risultare molesti. Pochi contenuti non garantiscono il livello di presenza necessario, e la portata dei messaggi, anche a causa dei continui aggiustamenti degli algoritmi, potrebbe essere insufficiente.

Un contenuto al giorno per Facebook o Linkedin può essere un buon punto d’inizio, ma in funzione del gradimento e del calendario editoriale potrebbero anche diventare due o tre. Maggiore dovrebbe essere la presenza su Twitter, dove i messaggi “corrono” con velocità molto maggiori.

4. Ricordarsi che i social fanno parte di una strategia più ampia

I social network costituiscono una parte di una strategia digitale complessiva: possono essere utilizzati per il puro intrattenimento, ma anche per inviare traffico qualificato sul proprio sito, incentivare la lettura di un articolo, stimolare l’iscrizione su una landing page, catturare utenti per una newsletter. Sito, blog, social network, newsletter, landing page: sono tutti canali di comunicazione digitale che dovranno essere ben amalgamati e per cui la parola chiave è sempre coerenza. Coerenza che va applicata al tono di voce usato, ma anche ai messaggi che vengono veicolati sui vari canali: essere contraddittori o passare da un linguaggio formale a uno colloquiale senza soluzione di continuità, sono comportamenti che possono confondere i fan e far perdere interesse verso il brand.

5. Dedicare la giusta cura alla scelta delle persone, alle competenze e ai tool

I social media richiedono dedizione, impegno e costanza. Improvvisare o dedicarvisi nei ritagli di tempo non è certamente la soluzione migliore se si vogliono ottenere buoni risultati.

L’ideale sarebbe avere un professionista o un’agenzia che si occupi delle pagine social dell’azienda. Se in alternativa si vuol gestire internamente anche l’aspetto social della comunicazione allora è bene dotare una risorsa aziendale delle competenze necessarie e degli strumenti per poter facilitare la creazione ed esecuzione di un piano editoriale: dalla ricerca di contenuti alla loro creazione, dalla capacità di programmare le pubblicazioni in anticipo alla possibilità di monitorare i risultati.

 

fonte: Digital4